Smart working o Home working?

Se prima della pandemia lavorare da casa era il sogno di molti impiegati, oggi per qualcuno potrebbe essere diventato un incubo. Anche perché più che smart working, in diversi casi si tratta di home working, vale a dire lavorare da casa, ma con le stesse logiche e gli orari dell’ufficio, senza quindi nessuna vera forma di flessibilità che renderebbe il lavoro da remoto davvero smart.
Lavorare da casa per molte persone equivale a entrare in una sorta di “bolla”, dove lavoro, famiglia e faccende domestiche si curano nello stesso posto, senza momenti di stacco e di sospensione. E così si ha la sensazione di lavorare a qualsiasi ora del giorno.
Si fa colazione alle 8 in cucina e alle 8:10, di solito sempre in cucina, si accende il pc per iniziare a lavorare.
Si stacca per pranzare e quasi mai si rispetta l’ora di pausa che invece ci si prende quando si lavora in ufficio.
Si torna a lavorare e a volte si va oltre le 18. Il tutto non seduti comodamente in ufficio, ma su una sedia da cucina, con luci sbagliate e posture scorrette che di sicuro non fanno bene alla nostra salute e alla nostra schiena.
Senza contare che lavorare da soli può portare anche a un calo dell’entusiasmo e dell’iniziativa.
Secondo un articolo del «New York Times», infatti, lo smart working è stato sopravvalutato: perché se da un lato aumenta la produttività, dall’altro aumenta stress e isolamento, con rischio di burn out, paranoie e fatiche digitali.
Se per i giovani lavorare connessi da casa può essere connaturale alla loro socialità già fortemente digitalizzata, lo stesso non può dirsi per i cinquantenni, abituati a lavorare in ufficio e ad avere rapporti interpersonali più in presenza.  In ogni caso, lo smart working ha consentito a molte persone di fare molta più attività fisica e di seguire regimi alimentari più sani, senza contare il tempo che si riesce a dedicare alla famiglia e il dover evitare di prendere i mezzi (con tutto il disagio che comporta) per andare in ufficio.
L’ideale, per gestire il presente e il futuro di milioni di lavoratori, sarà la sana via di mezzo, quella che in fondo funziona sempre: si lavorerà un po’ in ufficio e un po’ a casa, basando le relazioni professionali sulla fiducia e smettendo di valutare la produttività in base alle ore di lavoro effettuate.
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