Le patologie più comuni: TUMORE AL FEGATO - DOC GENERICI

TUMORE AL FEGATO

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Terapia

Poiché il tumore al fegato è complesso da curare, è importante che il paziente venga indirizzato verso centri specializzati per il tumore epatico, dove un'equipe di specialisti (chirurgo, oncologo, radioterapista, anatomopatologo), effettueranno la scelta della terapia o delle terapie, tenendo in considerazione la sede e il numero di masse tumorali , lo stadio , cioè la loro estensione all'interno del fegato o se abbiano o meno iniziato a diffondersi al di fuori dell'organo, la velocità di crescita del tumore, la funzionalità epatica residua e le condizioni generali di salute del paziente.

Terapia chirurgica: resezione di parte del fegato (epatectomia); questa tecnica può essere applicata solo ad una minoranza dei pazienti (10%) i quali presentano un tumore su fegato sano. Il chirurgo può asportare solo la parte del fegato che contiene la massa tumorale (resezione segmentaria), oppure può arrivare a rimuovere una parte più cospicua del fegato (emiepatectomia) o un intero lobo (lobectomia), poiché, in assenza di cirrosi, con fegato sano, si può asportare fino a due terzi del tessuto epatico: la parte restante può essere sufficiente a svolgere le normali funzioni, con una buona aspettativa di guarigione.

Trapianto di fegato: le indicazioni alla sostituzione dell'organo prevedono che si soddisfino alcuni criteri, come le dimensioni (inferiori a 5 cm) e il numero (<3 noduli). I pazienti vengono inseriti nelle liste di attesa, per trapianto da donatore non vivente.

Tecniche radiologiche interventistiche:

Embolizzazione (TAE): si procede ad iniezione selettiva di farmaci, che causano un'occlusione nei soli vasi che irrorano il tumore, limitando la tossicità per il tessuto sano.

Chemioembolizzazione (TACE): questa tecnica consiste nell'infusione di farmaci chemioterapici antineoplastici nell'arteria epatica, i cui rami provvedono ad irrorare la massa neoplastica; si può associare anche l'embolizzazione.

Alcolizzazione percutanea e termoablazione: queste tecniche prevedono la distruzione del tumore mediante iniezione di etanolo o calore, utilizzando aghi o sonde, introdotte attraverso la parete addominale sotto guida ecografica. L'etanolo ha la capacità di diffondere in modo selettivo nella massa tumorale, causando la morte delle cellule neoplastiche. Il calore, prodotto da una sonda che vibra secondo le frequenze radio, oppure con il laser o con le microonde, produce la morte delle cellule neoplastiche e la neutralizzazione della massa neoplastica.

Chemioterapia: prevede l'utilizzo di sostanze che interferiscono con i meccanismi legati alla replicazione cellulare: sono farmaci antineoplastici, in grado di distruggere o tenere sotto controllo le cellule neoplastiche; la chemioterapia può essere somministrata per bocca (compresse) o può essere posizionata nell'arteria epatica una pompa di infusione per chemioterapici. In questo caso una pompa viene posizionata nel sottocute dell'addome del paziente e riempita di chemioterapico/i; l'estremità del catetere della pompa è introdotto nell'arteria epatica: in tal modo si può infondere il chemioterapico in modo più selettivo e diretto, limitando i danni alle altre strutture dell'organismo.

Nuove tecniche terapeutiche:

SIRT (Selective Internal Radiation Therapy): questa tecnica prevede l'infusione intra-arteriosa di microsfere di resina, arricchite di Ittrio 90, un radioisotopo che emette radiazioni beta. In seguito all'infusione, le microsfere raggiungono la massa tumorale, restano intrappolate nei vasi ed emettono le radiazioni, che distruggono in modo selettivo le cellule neoplastiche risparmiando altri organi del corpo.

Ipertermia: questa tecnica prevede l'innalzamento controllato della temperatura dell'organo; le cellule neoplastiche sono più sensibili all'incremento della temperatura e quindi si può ottenere un effetto localizzato sul tumore. Può essere associata alla chemioterapia.

Elettroporesi irreversibile: è una metodica che sfrutta la creazione di campi magnetici generati tra due aghi, che portano alla distruzione non termica delle cellule investite dal campo magnetico.

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