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Aggiornamento dal 27° congresso di Medicina Generale

Il generico offre un accesso sicuro, efficace e a prezzi contenuti per molte terapie a una vasta maggioranza di pazienti.
E' il messaggio-chiave emerso dalla lettura "Bioequivalenza: dalla teoria alla pratica clinica" presentata a Firenze, nel corso del 27° Congresso SIMG (Società Italiana di Medicina Generale).
La bioequivalenza, ha ricordato Achille Caputi, past president della SIF (Società Italiana di Farmacologia) e professore di Farmacologia all'Università di Messina, è definita dallo scostamento - che non può essere superiore a ± 20% - del profilo farmacocinetico del generico rispetto all'originatore e non riguarda in alcun modo la quantità di principio attivo, che è sempre equivalente rispetto all'originatore.
"Di fatto" ha sottolineato Caputi "le differenze sono di solito contenute entro il 3-10%, come ha dimostrato un'analisi retrospettiva di dati di bioequivalenza della FDA relativi a 12 anni".
Inoltre, ha ricordato Saffi-Ettore Giustini, responsabile nazionale SIMG Area farmaco "molte e autorevoli le pubblicazioni scientifiche riconoscono al generico la stessa efficacia e sicurezza dell'originatore, anche per molecole a indice terapeutico stretto, o in contesti delicati e ad alto rischio".
A tale proposito ha citato tre studi in cui non si è mai riscontrata una superiorità del brand verso il generico: una poderosa revisione di 47 studi su 9 classi di farmaci cardiovascolari; una valutazione retrospettiva di efficacia e sicurezza della formulazione generica di azatioprina nel trapianto di cuore; una metanalisi di studi sul controllo delle crisi con antiepilettici.
L'uso del generico, si è poi infine fatto notare, determina positive conseguenze al contempo cliniche ed economiche, a livello di spesa pubblica e privata.
Se il paziente è chiamato a contribuire personalmente alla spesa sui farmaci (copayment), ha sottolineato infatti Caputi, può non aderire in modo ottimale ai trattamenti, aumentando il rischio per la propria salute, vanificando l'azione preventiva dei farmaci, soprattutto in ambito cardiovascolare, e generando inutili costi indiretti a carico della collettività.