Colesterolo: buono o cattivo? Sai di cosa si tratta esattamente, a cosa serve e cosa si rischia? E, soprattutto, sai che basta poco per tenerlo sotto controllo?

Nella sola Europa ogni anno le malattie cardiovascolari sono responsabili della morte di più di 4 milioni di persone. E una delle principali cause è l’eccesso di colesterolo nel sangue (ipercolesterolemia) che, di norma, non provoca sintomi ma comporta proprio un aumento di patologie cardiovascolari come infarto miocardico acuto, ictus o morte improvvisa.
Ma tenere sotto controllo il colesterolo è possibile, e non è troppo difficile, spesso basta perdere il 5/10% del peso, fare 30 minuti al giorno di attività fisica, smettere di fumare. Ecco cosa c’è da sapere.

Colesterolo alto, cosa si rischia?

Il colesterolo è indispensabile per la nostra vita. È una sostanza grassa prodotta principalmente dal fegato, ma che si trova anche in alcuni alimenti. L’eccesso di colesterolo nel sangue (ipercolesterolemia) di norma non provoca sintomi ma comporta un aumento del rischio di insorgenza di patologie cardiovascolari che si manifestano frequentemente con eventi drammatici come un infarto miocardico acuto, un ictus o una morte improvvisa e costituiscono una delle principali cause di malattia e mortalità. Nella sola Europa ogni anno le malattie cardiovascolari sono responsabili della morte di più di 4 milioni di persone. La misurazione dei livelli di colesterolo nel sangue fa parte della stima del rischio cardiovascolare che è un rifermento essenziale per la prevenzione e la cura delle malattie cardiovascolari. L’ipercolesterolemia è purtroppo molto diffusa, in uno studio recente della prevalenza di ipercolesterolemia nella popolazione adulta (di età compresa tra 35 e 74 anni) condotto in Italia, il 34% degli uomini e il 36% delle donne sono risultati affetti da ipercolesterolemia e il 40% di questi non sapeva di essere affetto da tale condizione.
Il mantenimento entro i limiti prefissati dei livelli del colesterolo legato alle proteine a bassa densità (colesterolo LDL), il cosiddetto colesterolo cattivo, è l’obiettivo primario per la riduzione del rischio cardiovascolare.

Sai quanto incide uno stile di vita sano?

Le linee guida europee sulle dislipidemie (alterazioni della quantità di lipidi nel sangue) mettono in grande rilievo l’importanza dell’adozione di uno stile di vita corretto basato su sana alimentazione, adeguato esercizio fisico e astensione dal fumo. Allo stile di vita sono riservati grande attenzione e molto spazio anche perché l’eliminazione dei comportamenti che mettono a rischio la salute renderebbe possibile una riduzione di almeno l’80% delle malattie cardiovascolari e di almeno il 40% dei tumori.

Qual è l’alimentazione più efficace?

Non ci sono dubbi che la dieta possa influenzare, direttamente o attraverso effetti sui tradizionali fattori di rischio come i lipidi plasmatici, la pressione sanguigna o i livelli di glucosio, la formazione di lesioni aterosclerotiche sulla parete delle arterie. La dieta consigliata per la popolazione in generale, e in particolare per le persone a maggior rischio cardiovascolare, dovrebbe non solo ridurre il colesterolo LDL, ma anche di migliorare i livelli plasmatici di trigliceridi (TG) e di colesterolo legato alle proteine ad alta densità (colesterolo HDL), il così detto colesterolo buono.
La dieta mediterranea ha dimostrato di essere efficace nel ridurre i fattori di rischio cardiovascolare e nel contribuire alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. La dieta mediterranea è caratterizzata da un elevato consumo di frutta, verdura e prodotti a base di cereali integrali; frequente è il consumo di legumi, noci, pesce, pollame e latticini a basso contenuto di grassi mentre è limitata l’assunzione di dolci, bevande zuccherate e carni rosse, il vino è consumato con moderazione con i pasti. La dieta mediterranea integrata con l’olio extravergine di oliva o con le noci ha ridotto di quasi il 30% l’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori.
Gli acidi grassi saturi (SFA) e acidi grassi trans nella dieta aumentano i livelli di colesterolo LDL (LDL-C) tuttavia, mentre gli acidi grassi saturi aumentano i livelli di colesterolo HDL, i grassi trans li diminuiscono. La principale fonte di acidi grassi trans nella dieta sono gli acidi grassi parzialmente idrogenati di origine industriale.
L’assunzione di grassi deve provenire prevalentemente da fonti di acidi grassi monoinsaturi e da acidi grassi polinsaturi n-6 e n-3 (n-6 e n-3 PUFA).
In base a evidenze osservazionali, l’assunzione di pesce (almeno due volte alla settimana) e di integratori di acidi grassi insaturi n-3 a lunga catena a basso dosaggio può ridurre il rischio di morte cardiovascolare e di ictus nella prevenzione primaria.
La fibra alimentare (in particolare di tipo solubile), che è presente nei legumi, frutta, verdura e cereali integrali, ha un effetto ipocolesterolemizzante diretto. Pertanto, gli alimenti che contengono carboidrati ricchi di fibre rappresentano un buon sostituto dietetico al posto dei grassi saturi al fine di massimizzare gli effetti della dieta sui livelli del colesterolo LDL. Al contrario, i cibi e le bevande ricchi di carboidrati raffinati non sono raccomandati per sostituire i grassi saturi in quanto possono contribuire a elevati livelli di trigliceridi e a bassi livelli di colesterolo HDL nel plasma. I beta-glucani (componenti della frazione solubile in acqua della fibra alimentare) dell’avena e dell’orzo di abbassano il colesterolo totale e il colesterolo LDL. Gli alimenti arricchiti con queste fibre sono ben tollerati, efficaci e raccomandati ad una dose giornaliera di almeno 3 g/die per abbassare il colesterolo LDL.
Il consumo di verdure, legumi, frutta, noci e cereali integrali dovrebbe essere particolarmente incoraggiato, insieme con quello di tutti gli altri alimenti ricchi di fibra alimentare e/o con un basso indice glicemico.
Nell’uomo il consumo giornaliero di 2 g di fitosteroli può ridurre del 7-10% il colesterolo totale e il colesterolo LDL. Gli alimenti a maggior contenuto di fitosteroli comprendono oli vegetali, frutta a guscio, cereali, cavolfiori, broccoli, cavolini di Bruxelles.
L’assunzione di sale dovrebbe essere limitata a 5 g/die non solo riducendo la quantità di sale utilizzato come condimento alimentare, ma soprattutto riducendo il consumo di alimenti conservati mediante aggiunta di sale.

Tenere sotto controllo il colesterolo è possibile, e non è troppo difficile

Il sovrappeso, l’obesità e l’adiposità addominale, spesso contribuiscono alla dislipidemia, pertanto chi ha un peso eccessivo e/o presenta adiposità addominale deve ridurre l’apporto calorico e aumentare il consumo energetico. Con la riduzione del peso corporeo si osserva una piccola diminuzione del colesterolo totale e del colesterolo LDL e un aumento dei livelli di colesterolo HDL. Inoltre con la riduzione del peso corporeo, anche se modesta (5-10% del peso corporeo basale), si hanno effetti favorevoli sugli altri fattori di rischio cardiovascolare spesso presenti negli individui con alterazione livelli di lipidi nel sangue.
L’attività fisica dovrebbe essere incoraggiata, con l’obiettivo di un regolare esercizio fisico, per almeno 30 minuti al giorno, tutti i giorni. La riduzione dei livelli di colesterolo LDL indotta da regolare esercizio fisico è modesta.
Smettere di fumare ha evidenti benefici sul rischio cardiovascolare globale, e in particolare sul colesterolo HDL, chi smette di fumare deve porre particolare attenzione al fine di prevenire l’aumento di peso che spesso si osserva in questi casi.
Quando gli interventi sullo stile di vita non sono sufficienti per mantenere i livelli di colesterolo entro i valori desiderati (tali valori sono diversi a seconda del grado di rischio cardiovascolare) il medico provvederà a prescrivere una terapia ipolipemizzante che sarà individualizzata sul rischio cardiovascolare.
Nota: Queste informazioni non devono sostituire la consultazione del medico o essere utilizzate per modificare la terapia.
Per saperne di più:
Catapano AL et al. 2016 ESC/EAS Guidelines for the Management of Dyslipidemias. Eur Heart J. 2016 Oct 14;37(39):2999-3058 https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehw272